Distanti ma uniti, il saluto di Carla Bellani

 

Cari amici,

 

un saluto affettuoso a quanti di noi sono a casa malati; una vicinanza particolare a chi è ancora in ospedale, e un forte augurio perchè tutto si volga al meglio.

 

Un vivo rimpianto a quegli amici, parenti, conoscenti che, purtroppo, ci hanno lasciato…

 

L’averli persi ci lascia nella sofferenza per i tanti legami spezzati... e per gli sprazzi di vita e affetti che scompaiono. La loro morte ci richiama più che mai il valore che rappresentavano per noi e la comunità.

 

Ci fa prendere atto che il nostro territorio è ricco di persone che, nel silenzio e fuori dai riflettori, hanno costruito il tessuto esistenziale e umano delle nostre comunità. Un tessuto fatto di istituzioni, di imprese e di lavoro, di chiesa, di politica, di organizzazioni, e tenuto in piedi dalle persone che se ne prendono cura.

 

Prima del tempo del coronavirus, ci descrivevano il mondo globale come dominato dalla disgregazione e dall’individualismo: nel frattempo, dentro la vita dei nostri territori, migliaia di persone silenziose dimostravano, nel quotidiano, che bastava poco per riconoscersi come una sola umanità sulla stessa terra. Donne e uomini che hanno custodito il valore della relazione e della responsabilità per il bene comune, più grande del piccolo perimetro di ciascuno. Hanno insegnato, senza la pretesa di farlo, che vivere non è sopravvivere lottando contro gli altri. Vivere è sentirsi partecipe di un destino comune, fatto di parole e di azioni che nessuno può dire e fare al posto nostro. Grazie a loro, sono stati posti nelle nostre terre semi di vita buona. Apriamo gli occhi su questa ricchezza che ereditiamo e che tocca a noi fa germogliare nel tempo della ricostruzione del dopocoronavirus.

 

Cari saluti

 

Carla

 

 

 

 

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